mercoledì, 18 giugno 2008
A mia sorella Mi ricordo di avere un cellulare e mi decido ad usarlo. Apro lo sportello, rubrica, seleziono la “M”, schiaccio 2 volte il tasto blu di navigazione e attendo.. Al terzo squillo sto per riattaccare, poi Continueremo così, in conversazioni deliranti, del tipo: Io: Voglio dipingere le pareti viola, come la mia anima. …fino a quando non esaurirò il credito.
M: Pronto?
Io: Ciao mà, come va?
M: Bene, tu?
Io: Normale (non mi sbilancio mai)
M: Che fai?
Io: Ti chiamo.
M: Mmm.. Come va il lavoro?
Io: Va.
M: Ma stai cercando altro?
Io: Sì sì (1° bugia).
M: E l’appartamento nuovo?
Io: L’appartamento cosa?
M: Com’è?
Io: (Oddio...dì qualcosa!) Poco luminoso!
M: Poco luminoso e basta?
Io: Poco luminoso ma va bene.
M: Non mi sembri convinta.
Io: Non lo sono..(cambia argomento!)…Pà?
M: Tuo padre non c’è.
Io (Ecco, ti pareva!): Salutamelo.
M: Non mancherò.
Io: Non dirmi non mancherò, mà, è così formale.
M: Uhh, che rompi...che sei. Ma ti ci trovi bene?
Io: …(stadio di nervosismo 1: comincio a camminare in cerchio, piegando il collo verso la spalla destra).
M: Allora?
Io: …(stadio 2: allineo tutto quello che trovo davanti, bicchieri, mollette, calamite..)
M: Allora???
Io: No. (La verità è un pugnale)
M: Perché?
Io: …
M: Perché??
Io: Perché non c’è posto al mondo dove mi possa trovare bene (Merda!Come cXXXo ho fatto a farmi scappare una cosa simile??La verità è un pugnale a doppia lama. Prima affonda e poi strappa).
M (la voce di mia madre si adombra…non so come possa farlo, ma le sue parole cominciano a colare nere nel mio orecchio): Ma cosa stai dicendo?Che significa?
Io: Niente mà, non significa niente!!Lascia stare!
M: Mi fai sempre preoccupare.
Io: Ti preoccupi sempre ma non sei mai venuta a trovarmi, in 3 anni (sottolineo 3 anni).
M: Sai che non posso e .. e poi tu continui a cambiare casa!
Io: Ma che vuol dire che continuo.. (lascia stare).. Sei appena tornata da Berlino e non sei mai venuta qui...ci vuole un’ora e mezza di treno!
M: E’ diverso!
Io (quasi ringhiando): Già...è diverso (stadio 3: prima che me ne possa accorgere sento le lacrime gocciolarmi sui piedi)
M: Mangi?
Io: Sì, non ti devi preoccupare di niente. Sto bene (bugia n° 2).
M (sembra già più calma o vuole solo tagliare): Mi raccomando, fai la brava.
Io: Sono brava.
M: Lo so. Buonanotte tesoro!
Io: Notte mà.
….
Gocciolerò ancora un po’, come un rubinetto che perde...poi mi deciderò a chiamare mia sorella.
Io: Ciao (Più che un saluto un miagolìo).
K (Ridendo): Ahhhhhhh, cosa stai facendo???Hai aperto le dighe, vero??
Io: (Scoppio a ridere mio malgrado)
K: Avrei detto fucsia.
Io: Troppo impegnativo.
K: Malva, che fa fine e non impegna.
Io: Lavanda.
K: Glicine.
Io: ...Lilla.
K: Lilla o lillà?
WomanOnTheMoon alle ore 11:15 commenti (44)
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personalità , tra le righe, io

domenica, 08 giugno 2008
Voglio. Sogno. Stringo. Ciocche di capelli umidi di lacrime incollate sul viso. Ghiaccio nello stomaco. Libero le gambe scalciando le lenzuola fredde (perché il mio corpo non produce calore?), scivolo ai bordi del letto, appoggiando con cautela i piedi sul pavimento. Ok, non ci sono vetri né puntine. Avrei voglia di riempirmi le narici dell’odore di acquaragia. Le tele giacciono abbandonate in qualche angolo di questa casa che non riesco ancora a “possedere”. Inciampo nei libri sparsi sul pavimento, nel disordine trascurato che mi sto seminando attorno. Troppo vuota per fare ordine. La luce che filtra dalla finestra mi ferisce gli occhi, irritati, socchiusi. Io che riuscivo quasi a fissare il sole non sopporto più neanche questa luce sporca, come fumo. Ho fame. Sopratutto di notte. Fame, come se non avessi mai mangiato. Mi sento consumata. Uno spettro, o forse peggio. I miei occhi fanno paura. Ultimamente me lo sento ripetere spesso. Il mio sguardo cade sui tarocchi sparsi sul pavimento. Saranno lì da due settimane. Dall’ultima notte. Il ricordo mi risveglia un conato di vomito. Nausea. La sensazione di forza centrifuga di quando si è ubriachi. Ma io non avevo bevuto. E non stavo sognando. La sensazione di un sibilo all’orecchio. Io che mi volto, d’istinto, ma non c’è niente, nessuno. Il freddo improvviso, forse un brivido, ma persistente, giù per le vertebre. Io che guardo le mie mani, come se le vedessi per la prima volta e la sensazione di non vederle, io. E poi rabbia. Incredibile. Incontenibile. Io che mi alzo di scatto, urto il bicchiere dimenticato sul pavimento, l’acqua si rovescia sugli schizzi sparsi. E, da allora, una voce, come carezza, come nebbia, come oppio, dietro i miei occhi, che ripete: “Non farti domande inutili. La risposta già la sai. Io lo so, lo sento, dentro te”.
Ora.
Far male. Affondare i denti e le unghie. Inocularmi sottopelle.
Ogni giorno.
Di chiudere gli occhi lentamente, stipando nei polmoni, in un respiro profondo, ossigeno e distruzione, fino a sentirne la pressione schiacciarmi le costole. Poi espirare, effondendoli, sciogliendoli. Sentirli propagarsi dalle braccia a croce, allungando le dita per assecondarne l’onda d’urto. Ed infine aprire gli occhi sul nulla.
Ogni notte.
Le braccia attorno al corpo, incrociate ad allacciare i fianchi. Le gambe raccolte, i capelli sul viso, sulle braccia, sul petto, ad avvolgermi. Un gomitolo d’ossa. Senza sonno. Senza pace.
Mattina.
Le mie mani, sugli occhi, poi sul bicchiere, lo slancio della spalla a scaricare contro il muro, uno schiocco secco, una cascata di sottili tintinnii. E un ghigno, che mi solleva gli angoli della bocca, bagnata dalle lacrime che scorrono dai miei occhi stupiti, lo sguardo al muro e alla mia mano, tremante, colpevole, ora come abbandonata. Fuggire. Via. Nella notte, respirandola. Sotto un cielo violaceo di stelle. Rosse. Come sangue.
WomanOnTheMoon alle ore 00:45 commenti (11)
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