domenica, 31 maggio 2009
Negli altri cerchiamo noi stessi per poterci amare di più.
Cuciamo i nostri sogni addosso al primo che sembra poterli vestire decorosamente e siamo soddisfatti.
Siamo genitori ingrati: partoriamo emozioni ma le affidiamo alle prime braccia tese e poi ci disperiamo quando, tornando, ci rendiamo conto che quei figli, cresciuti da estranei, non ci assomigliano più.
Noi desideriamo quello che non possiamo avere per crogiolarci nell'illusione di essere vittime del destino.
E promettiamo, incantiamo, inventiamo sortilegi e dispensiamo lusinghe.
Siamo carne vecchia destinata all'oblio e viviamo come se fossimo unici ed eterni.
Abbiamo mani, voce, respiro e saliva e non sappiamo che farcene.
Respiriamo, sanguiniamo e piangiamo allo stesso modo.
Eppure non abbiamo niente in comune.
WomanOnTheMoon alle ore 02:12 commenti (51)
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venerdì, 22 maggio 2009
Io ho quello che nessuno ha. Nessuno di mia conoscenza almeno. Qualcosa che molti, probabilmente, non riuscirebbero a sostenere.
Pensavo a te, sotto un cielo di vetro fuso. Pensavo che quello sarebbe stato il momento giusto per prenderti per mano e correre lungo il pontile, superare in corsa i biondi slavati in polo, bermuda e scarpe di Prada bianco neve, attraversare rumorosamente le chiatte mobili e scaraventarci affannati contro il parapetto.
So che lo avresti fatto: avremmo chiuso gli occhi in sincrono in un attimo di perfetta aderenza. Stop.
Pensavo ad un pezzo, un pezzo nel quale riconoscerti. Lo faccio spesso con le persone importanti. Così penso a loro ogni giorno. E forse l'ho trovato. Forse lo sentirai.
Era un sommesso sottofondo mentre sfogliavo un libro alla Feltrinelli. Tutto sembrava convergere su di te: l'odore della carta, le chitarre malinconiche, la luce sbiadita del giorno...Era un libro di poesia, poesie di Pavese. Sai anche in particolare quale. Tutto sembra convergere.
I tuoi occhi...Dei tuoi occhi non mi è rimasto niente. Niente.
Quando la morte ci prenderà entrambi, prematuramente, le chiederò di farmeli vedere per l'ultima volta.
WomanOnTheMoon alle ore 17:21 commenti (7)
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giovedì, 07 maggio 2009
Come ci si sente in un cielo al contrario, dove anche la gravità sarebbe confortante? - Sei risucchiato in alto finchè le vertigini non ti spezzano i nervi.
Gli altri sono proiettili vaganti, armi a volte intelligenti... non puoi nemmeno evitarli, ti verranno a cercare, ti inseguono per chilometri e chilometri, a volte anni, il tuo terrore alimenta la loro determinazione
alla fine cedi
la guerra è finita
ti lasci colpire
(la guerra) è finita
perché SEI solo l'effetto collaterale
I confini del narcisismo si espandono nei silenzi emozionali
Vorrei mordere questo momento - fino a farti sanguinare
lasciati andare
fidati di me
[ti farò male come non crederesti nemmeno possibile e dopo aver destrutturato ogni tuo pensiero incollerò i pezzi a casaccio]
Guardami negli occhi, sai cosa vedresti? - Tentazioni striscianti come l'Eden non ne ha mai viste.
Come ci si sente, Eva,
- ad essere una donna di vetro senza equilibrio?
Cosa fai? Ti lasci cadere a terra sperando che qualcuno ti prenda al volo? - Per un attimo volo.
E poi? - Lo schianto farà esplodere le mie orecchie.
Di cosa sai, Eva? - La mia pelle ha l'odore che solo la notte conosce, quello dei sogni sciolti nella pioggia di aprile che evapora al sole.
Mi sogni, Eva? - Quando mi dimentico di te.
Baciami. - Vendica(ti).
La risposta che cerchi è sulla mia lingua, solo così conoscerai il sapore dei miei pensieri. Non mi credi? In cosa credi?
- Credo di aver vissuto già questo momento un miliardo di volte.
Eppure non ricordo l'attimo che ne seguirà.
Maledizione.
WomanOnTheMoon alle ore 03:03 commenti (14)
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