martedì, 17 febbraio 2009
Come papaveri nelle mie vene, sbocciano e appassiscono ancora stropicciati di sogno.
Una quieta sopravvivenza soffoca i germi di giugno; si spacca la terra, arida, ed uno strisciare di serpi violenta il tuo coraggio. (( Marte bacia Plutone ma ha denti affilati come lame))
Sospira la Luna : "Nel tuo cuore si intrecciano code di scorpioni ed i sentieri che solcano il tuo palmo si perdono nel nulla.
Smarrita e dispersa, maledetta e rinnegata, ti abbandoni ogni notte barattando calici con spade, sottrai al sole la tua pelle di lucertola masticando profezie e baci polsi e mani per guadagnarti una carezza,
fedele come un cane rabbioso e pietosa come uno sciacallo".
le mie lacrime ti commuovono,
rigano le mie guance scavandoti il cuore,
e vorresti bagnartene le labbra
e la tua lingua già brucia di arsura
ed i tuoi occhi ardono di (com)passione
e non vedi, cieco, non vedi
che la terra si rivolta sotto i miei piedi
ed i gigli rovesciano le loro gole
come felini agonizzanti.
I see my horror mirrored in the sundown of your blank stare
WomanOnTheMoon alle ore 02:28 commenti (2)
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domenica, 11 gennaio 2009
Avrei preferito nascere dalla testa di un dio tiranno. Invece ho quasi ucciso una fragile mortale.
I miei occhi azzurro pallido invasi da sorrisi di compiacimento di estranei ammaliati.
Liscia e perfetta, come un angelo, consumata di sguardi.
E lei, gli occhi consumati di lacrime.
Non mangiavo, non dormivo. Mai.
Poi la notte è scesa dentro me, disegnando riccioli scuri sulla mia testa e colando china nelle mie iridi.
...
Giurami che non solo loro che vedi chiudendo gli occhi, affondando i denti nel labbro inferiore fino a spillarne sangue, i pugni nel cuscino.
WE
Giuramelo mentre stringo il tuo cuore in mano e mostrami se il mondo ti ha davvero insegnato a mentire o se il sangue fiorisce ancora sulle tue guance.
Perché non dimentichi e la facciamo finita?
Sono il demone che saltella sulle tue vertebre, mordendoti le anche. Sono il respiro che non riesci ad esalare. Che contrae i tuoi polmoni, che ti muore in bocca come fumo.
Perché non farla finita?
3.33 NEVER
La notte ti siede accanto.
Accarezza il tuoi capelli, sfiorandoti le tempie.
La notte è un bacio che non ricordi.
Eppure non sai dimenticare.
Falla finita.
Ora.
SLEEP
This temporary flesh and bone
We know that it's over now
I feel my faded mind begin to roam
Every time you fall
And every time you try
Every foolish dream
And every compromise
Every word you spoke
And everything you said
Everything you left me, rambles in my head
There's nothing I can say
There's nothing I can do now
There's nothing I can say
There's nothing I can do now
Up above the world so high
And everything you loved
And every time you try
Everybody's watching
Everybody cry
Stay, don't leave me
The stars can't wait for your sign
Don't signal now
...
WomanOnTheMoon alle ore 04:05 commenti (8)
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giovedì, 31 luglio 2008
Sai che succederà.
Eppure continui ad avvicinarti, a cercare di sfiorarmi.
Mi incolli addosso i tuoi occhi, il tuo sguardo di tenebra invade la stanza.
Ombre colano dalle pareti, mi gocciolano sulla pelle.
Nere.
Me le lecco via. Conosco il loro sapore.
Salato e ferruginoso.
E' quello delle tue labbra.
Dentro me perderanno senso.
Perchè ho sete.
Voltati. Spegni il crepuscolo che entra dalla finestra.
Non c'è luce che possa sfiorarmi senza scoprire la mia menzogna.
Mi vesto di piume e cristallo.
Sono un livido su di te.
Sono il cancro che consuma il tuo giudizio.
Sono una dea insana che si nutrirà della tua follia.
Lo senti? E' già troppo tardi.
E' il mio respiro che si nutre della tua aura, è il suono del possesso.
Farà male. Farò male.
WomanOnTheMoon alle ore 12:48 commenti (27)
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domenica, 08 giugno 2008
Voglio. Sogno. Stringo. Ciocche di capelli umidi di lacrime incollate sul viso. Ghiaccio nello stomaco. Libero le gambe scalciando le lenzuola fredde (perché il mio corpo non produce calore?), scivolo ai bordi del letto, appoggiando con cautela i piedi sul pavimento. Ok, non ci sono vetri né puntine. Avrei voglia di riempirmi le narici dell’odore di acquaragia. Le tele giacciono abbandonate in qualche angolo di questa casa che non riesco ancora a “possedere”. Inciampo nei libri sparsi sul pavimento, nel disordine trascurato che mi sto seminando attorno. Troppo vuota per fare ordine. La luce che filtra dalla finestra mi ferisce gli occhi, irritati, socchiusi. Io che riuscivo quasi a fissare il sole non sopporto più neanche questa luce sporca, come fumo. Ho fame. Sopratutto di notte. Fame, come se non avessi mai mangiato. Mi sento consumata. Uno spettro, o forse peggio. I miei occhi fanno paura. Ultimamente me lo sento ripetere spesso. Il mio sguardo cade sui tarocchi sparsi sul pavimento. Saranno lì da due settimane. Dall’ultima notte. Il ricordo mi risveglia un conato di vomito. Nausea. La sensazione di forza centrifuga di quando si è ubriachi. Ma io non avevo bevuto. E non stavo sognando. La sensazione di un sibilo all’orecchio. Io che mi volto, d’istinto, ma non c’è niente, nessuno. Il freddo improvviso, forse un brivido, ma persistente, giù per le vertebre. Io che guardo le mie mani, come se le vedessi per la prima volta e la sensazione di non vederle, io. E poi rabbia. Incredibile. Incontenibile. Io che mi alzo di scatto, urto il bicchiere dimenticato sul pavimento, l’acqua si rovescia sugli schizzi sparsi. E, da allora, una voce, come carezza, come nebbia, come oppio, dietro i miei occhi, che ripete: “Non farti domande inutili. La risposta già la sai. Io lo so, lo sento, dentro te”.
Ora.
Far male. Affondare i denti e le unghie. Inocularmi sottopelle.
Ogni giorno.
Di chiudere gli occhi lentamente, stipando nei polmoni, in un respiro profondo, ossigeno e distruzione, fino a sentirne la pressione schiacciarmi le costole. Poi espirare, effondendoli, sciogliendoli. Sentirli propagarsi dalle braccia a croce, allungando le dita per assecondarne l’onda d’urto. Ed infine aprire gli occhi sul nulla.
Ogni notte.
Le braccia attorno al corpo, incrociate ad allacciare i fianchi. Le gambe raccolte, i capelli sul viso, sulle braccia, sul petto, ad avvolgermi. Un gomitolo d’ossa. Senza sonno. Senza pace.
Mattina.
Le mie mani, sugli occhi, poi sul bicchiere, lo slancio della spalla a scaricare contro il muro, uno schiocco secco, una cascata di sottili tintinnii. E un ghigno, che mi solleva gli angoli della bocca, bagnata dalle lacrime che scorrono dai miei occhi stupiti, lo sguardo al muro e alla mia mano, tremante, colpevole, ora come abbandonata. Fuggire. Via. Nella notte, respirandola. Sotto un cielo violaceo di stelle. Rosse. Come sangue.
WomanOnTheMoon alle ore 00:45 commenti (11)
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